domenica 31 dicembre 2017

Finlandia 2006 - “100° Anniversario Riforma del Parlamento”



Il parlamento unicamerale è stato istituito con una legge del 1906, quando la Finlandia era un gran ducato autonomo sotto lo zar di Russia. Prima dell'Eduskunta esisteva la Dieta Finlandese. La Finlandia ha dichiarato la sua indipendenza il 6 dicembre 1917 e nell'inverno del 1918 è scoppiata la guerra civile finlandese nella quale monarchici e repubblicani hanno lottato per quale forma di governo adottare. Nel luglio del 1919 la Finlandia è diventata una repubblica ma ampi poteri furono concessi al Presidente della Repubblica. Il Parlamento finlandese oggi è un parlamento unicamerale composto da 200 membri che si riuniscono a Helsinki nella cosiddetta eduskuntatalo (lett. "casa del parlamento"). Secondo la costituzione finlandese, i 200 membri del parlamento unicamerale costituiscono l'organo che detiene il potere legislativo nel paese, ottenuto tramite elezioni a suffragio universale. Il parlamento approva le leggi, prende decisioni sul bilancio dello stato, ratifica i trattati internazionali e supervisiona le attività del Governo. È anche facoltà del parlamento modificare la costituzione, tenendo conto del potere di veto del presidente. L'iniziativa legislativa può essere presa dal governo o da un membro del parlamento. Per le modifiche costituzionali gli emendamenti devono essere approvati due volte, in due differenti periodi elettorali, divisi da una elezione. I membri del parlamento godono dell'immunità parlamentare: ciò implica che non possano essere perseguiti o arrestati per le loro azioni senza l'approvazione del parlamento stesso, a parte rare eccezioni.

Palazzo del Parlamento


Nome della Moneta
“100° anniv. Riforma del Parlamento”
Descrizione Moneta
Al centro della moneta volti di donna contrapposti in verticale separati da linea ondulata; a destra lungo il bordo “1.10.1906” (data del suffragio universale), e “M” simbolo del Direttore di Zecca Raimo Makkonen; a sinistra “20 FI 06" (millesimo di conio diviso dal segno identificativo della Finlandia), e “M” iniziale dell’autore Pertti Makinen. Sul bordo esterno 12 stelle a cinque punte rappresentanti l'Unione Europea. E' inclusa nella Divisionale FDC Set II “Suffragio universale”, nella Divisionale FS e nel Set FDC “2 euron erikoisrahojen sarja” (2009).
Data di emissione
Emessa il 4 ottobre 2006 per commemorare il 100° anniversario del Suffragio universale in Finlandia.
Contorno
Finemente zigrinato con il motivo tre teste di leone e iscrizione in incuso SUOMI FINLAND.
Metallo
Bimetallica. Parte esterna: rame-nichel; parte interna tre strati: nichel-ottone, nichel, nichel-ottone.
Diametro
25,75 mm
Spessore
2,20 mm
Peso
8,5 gr.
Zecca
Vantaa
Tiratura
2.467.100 (circolanti)


lunedì 25 dicembre 2017

Natale del Signore 2017



Il rarissimo quarto di ducato papale del 1525 con il presepe e
l’apertura della Porta Santa
(Immagine tratta da web: Numismatica Ars Classica)

Buon Natale a tutti gli amici numismatici



Umberto SabaA Gesù bambino
La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa’ ch’io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa’ che il tuo dono
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.


Giuseppe Ungaretti
Natale
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare


Salvatore Quasimodo
Natale
Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?


Alessandro Manzoni, Il Natale
Qual masso che dal vertice
di lunga erta montana,
abbandonato all’impeto
di rumorosa frana,
per lo scheggiato calle
precipitando a valle,
barre sul fondo e sta;

là dove cadde, immobile
giace in sua lenta mole;
né, per mutar di secoli,
fia che riveda il sole
della sua cima antica,
se una virtude amica
in alto nol trarrà:

tal si giaceva il misero
figliol del fallo primo,
dal dì che un’ineffabile
ira promessa all’imo
d’ogni malor gravollo,
donde il superbo collo
più non potea levar.

Qual mai tra i nati all’odio,
quale era mai persona
che al Santo inaccessibile
potesse dir: perdona?
far novo patto eterno?
al vincitore inferno
la preda sua strappar?

Ecco ci è nato un Pargolo,
ci fu largito un Figlio:
le avverse forze tremano
al mover del suo ciglio:
all’ uom la mano Ei porge,
che sì ravviva, e sorge
oltre l’antico onor.

Dalle magioni eteree
sgorga una fonte, e scende,
e nel borron de’ triboli
vivida si distende:
stillano mele i tronchi
dove copriano i bronchi,
ivi germoglia il fior.

O Figlio, o Tu cui genera
l’Eterno, eterno seco;
qual ti può dir de’ secoli:
Tu cominciasti meco?
Tu sei: del vasto empiro
non ti comprende il giro:
la tua parola il fe’.

E Tu degnasti assumere
questa creata argilla?
qual merto suo, qual grazia
a tanto onor sortilla
se in suo consiglio ascoso
vince il perdon, pietoso
immensamente Egli è.

Oggi Egli è nato: ad Efrata,
vaticinato ostello,
ascese un’alma Vergine,
la gloria d’lsraello,
grave di tal portato
da cui promise è nato,
donde era atteso usci.

La mira Madre in poveri
panni il Figliol compose,
e nell’umil presepio
soavemente il pose;
e l’adorò: beata!
innazi al Dio prostrata,
che il puro sen le aprì.

L’Angel del cielo, agli uomini
nunzio di tanta sorte,
non de’ potenti volgesi
alle vegliate porte;
ma tra i pastor devoti,
al duro mondo ignoti,
subito in luce appar.

E intorno a lui per l’ampia
notte calati a stuolo,
mille celesti strinsero
il fiammeggiante volo;
e accesi in dolce zelo,
come si canta in cielo
A Dio gloria cantar.

L’allegro inno seguirono,
tornando al firmamento:
tra le varcare nuvole
allontanossi, e lento
il suon sacrato ascese,
fin che più nulla intese
la compagnia fedel.

Senza indugiar, cercarono
l’albergo poveretto
que’ fortunati, e videro,
siccome a lor fu detto
videro in panni avvolto,
in un presepe accolto,
vagire il Re del Ciel.

Dormi, o Fanciul; non piangere;
dormi, o Fanciul celeste:
sovra il tuo capo stridere
non osin le tempeste,
use sull’empia terra,
come cavalli in guerra,
correr davanti a Te.

Dormi, o Celeste: i popoli
chi nato sia non sanno;
ma il dì verrà che nobile
retaggio tuo saranno;
che in quell’umil riposo,
che nella polve ascoso,
conosceranno il Re.


Guido Gozzano, E’ nato! Alleluia!
È nato il sovrano bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!
La notte che già fu sì buia
risplende di un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaie
suonate! Squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!
Non sete, non molli tappeti,
ma come nei libri hanno detto
da quattromill’anni i profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Da quattromill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato, è nato il Signore!
È nato nel nostro paese.
Risplende d’un astro divino
la notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!


venerdì 22 dicembre 2017

Lussemburgo 2017 - “200° anniversario nascita Granduca Guglielmo III”


Guglielmo III dei Paesi Bassi Orange (Bruxelles, 17 febbraio 1817 – Palazzo di Het Loo, 23 novembre 1890), fu Re dei Paesi Bassi e Granduca del Lussemburgo dalla morte del padre Guglielmo II nel 1849 fino alla sua morte nel 1890. Guglielmo era figlio di Guglielmo II e della moglie Anna Pavlovna Romanova, figlia dello zar Paolo I di Russia. Dopo aver servito nell'esercito, nel 1839 sposò la prima cugina Sofia Federica di Württemberg, figlia di Guglielmo I di Württemberg e della granduchessa Caterina di Russia, sua zia materna. Il matrimonio fu infelice e molteplici scontri si ebbero sull'educazione dei figli: Sofia era una libera pensatrice ed odiava tutto ciò che era imposto e gerarchico, ad iniziare dall'esercito, mentre Guglielmo era più semplice, più conservatore ed amava i militari. Proibendo attività intellettuali in casa propria, venne definito dalla regina Vittoria del Regno Unito, che corrispondeva con Sofia, uno "zotico contadino"; le sue intense attività extraconiugali invece gli fecero meritare dal New York Times il titolo di "il più grande debosciato del secolo". Guglielmo avversò profondamente i mutamenti costituzionali del 1848 e favoriti da suo padre Guglielmo II e da Johan Rudolf Thorbecke: se Guglielmo II e la principessa Sofia li considerarono necessari alla sopravvivenza della monarchia, il principe ereditario li vide solo come delle limitazioni al potere reale, che gli avrebbero impedito di governare come suo nonno, Guglielmo I dei Paesi Bassi. Meditò quindi di cedere i propri diritti a suo fratello minore Enrico, ma la madre lo convinse a recedere: appena un anno dopo, nel 1849, l'improvvisa morte del padre lo fece essere il terzo sovrano dei Paesi Bassi. (Wikipedia)
Guglielmo I (1772-1843), Guglielmo II (1792-1849), Guglielmo III (1817-1890)


Nome della Moneta
“200° anniversario nascita Granduca Guglielmo III”
Descrizione Moneta
Il disegno raffigura a sinistra l’effigie di Sua Altezza Reale il Granduca Enrico, con lo sguardo rivolto a sinistra, con in alto l'anno "2017" e in basso la scritta HENRI"; a destra l’effigie di Sua Altezza Reale il Granduca Guglielmo III, contornato a destra dalla scritta "GUILLAUME III * 1817". In basso ad arco la scritta "GRANDS-DUCS DE LUXEMBOURG". Sul bordo esterno 12 stelle a cinque punte rappresentanti l'Unione Europea. Autore: Alain Hoffmann. E’ inclusa nella Divisionale FS e in Coincard FDC.
Data di emissione
Emessa il 26 ottobre 2017 per commemorare il 200° anniversario della nascita del Granduca Guglielmo III.
Contorno
Finemente zigrinato con il motivo “2” in incuso, seguito da due stelle a cinque punte, ripetuto sei volte alternativamente dal basso in alto e viceversa.
Metallo
Bimetallica. Parte esterna: rame-nichel; parte interna tre strati: nichel-ottone, nichel, nichel-ottone.
Diametro
25,75 mm
Spessore
2,20 mm
Peso
8,5 gr.
Zecca
Utrecht
Tiratura
308.500


Casa d'Orange-Nassau


Regno di Sardegna (1844) - 5 Lire Carlo Alberto


Il sogno dell'unità d'Italia
Carlo Alberto di Savoia-Carignano racchiuse in sé in modo drammatico il dilemma, proprio di fine Settecento-inizio Ottocento, della scelta tra vecchio e nuovo, tra rivoluzione e conservazione, tra difesa di ordinamenti sociali e politici di antica tradizione e loro sovvertimento in nome di nuove idee e nuovi valori

La sua formazione e i primi moti rivoluzionari
Carlo Alberto, nato a Torino nel 1798, fu dal 1831 al 1849 sovrano del Regno di Sardegna, che comprendeva anche il Piemonte e la Liguria. Egli fu il primo tra i capi degli Stati italiani preunitari a concepire il disegno di unificare la penisola in nome dei nuovi valori di libertà e nazionalità nati nel crogiolo degli eventi rivoluzionari francesi e aggiornati nella cultura politica del Romanticismo. E anche se non riuscì a realizzare il suo disegno di unificare l'Italia, fu però lui a dare nel 1848 al Regno di Sardegna quella carta costituzionale che venne poi mantenuta dal Regno d'Italia fino alla proclamazione della Repubblica.

Re Carlo Alberto mentre firma lo Statuto

Il dilemma della scelta tra rivoluzione e conservazione gli si pose già nel 1821. Nel turbine del moto rivoluzionario di marzo, Vittorio Emanuele I aveva abdicato; Carlo Felice, il nuovo sovrano, era temporaneamente assente da Torino, per cui Carlo Alberto, che apparteneva al ramo dei Carignano, il più prossimo alla linea centrale di Casa Savoia, fu nominato reggente. A corte, tuttavia, nessuno aveva compreso quanto pesassero nella formazione del giovane principe i primi studi effettuati a Parigi e a Ginevra, la sua milizia nell'esercito napoleonico, le sue frequentazioni degli ambienti liberal-rivoluzionari piemontesi.
Assunta la reggenza, si lasciò indurre dai circoli rivoluzionari piemontesi a concedere la costituzione di Spagna del 1812, molto più democratica di quella di Francia del 1814. I fatti dimostrarono subito quanto prematura fosse quella scelta. Lo zio Carlo Felice lo sconfessò e l'apparato repressivo della Santa Alleanza ebbe ben presto la meglio sui moti sia del Piemonte sia del Regno delle Due Sicilie.

La corona del regno di Sardegna e la guerra all'Austria
Carlo Alberto uscì, quindi, sconfitto e nel peggiore dei modi: inviso ai liberali come un traditore e guardato con sospetto dai sovrani della Santa Alleanza per aver favorito il moto carbonaro nella sua fase iniziale. Per molti anni ‒ e in particolare a partire dal 1831, quando, morto Carlo Felice, ereditò la corona di Sardegna ‒ rimase incerto tra la tentazione di chiudersi al sicuro nella difesa di un ordinamento statuale consolidato ormai da oltre un secolo di vita e l'impulso a rischiare lo scontro con il grande apparato repressivo del cancelliere austriaco Metternich.


5 Lire 1844 - Carlo Alberto Re di Sardegna

Nome della Moneta
5 Lire 2° Tipo
Descrizione Moneta
Diritto
CAR * ALBERTUS D * G * REX SARD * CYP * ET HIER * Testa nuda a destra, nel taglio del collo FERRARIS, in basso 1844.
Rovescio
DUX SAB * GENVAE ET MONTISF * PRINC * PED * & * Stemma crociato e coronato, con il Collare dell’Annunziata tra due rami di lauro; in basso (mdz) e L * 5.
Incisore
Giuseppe Ferraris
Valore Nominale
5 LIRE
Data di emissione
1844 (R. Patente del 16 agosto 1831 e manifesto n. 2418 del 18 agosto 1831)
Contorno
In incuso * FERT * nodo * FERT * nodo * FERT * nodo
Metallo
Argento 900/1000
Modulo
Tondo
Diametro
37 mm
Spessore
3 mm
Peso
25 gr.
Assi
Francese
Segni di Zecca

Zecca
Genova
Tiratura
1.043.163
Rarità
C
Simboli e Termini
Corona, Scudo Sabaudo, FERT, Collare dell’Annunziata (*), rami di lauro

Sulle prime prevalse nettamente l'opzione conservatrice e Carlo Alberto represse duramente il movimento democratico mazziniano. Ma la logica sabauda di espansione nella Pianura Padana agiva in lui, a partire dal 1840, non meno della convinzione che lo sviluppo economico e civile della società piemontese imponesse un aggiornamento dell'apparato amministrativo e della politica economica dello Stato. Nuovi codici, apertura alla circolazione di nuove idee e impulso allo sviluppo del dibattito culturale furono le premesse del grande passo compiuto nel 1848, quando concesse lo Statuto e, sia pure tra forti dubbi, mosse guerra all'Austria. Alla coalizione che egli guidò resta il merito del più grande sforzo mai compiuto da forze politiche della penisola italiana per conquistare l'indipendenza e darsi un ordinamento politico unitario.

L'abdicazione
Dopo una prima fase in cui la fortuna delle armi sembrò arridergli, fu sconfitto duramente. Abdicò nel 1849 a favore del figlio Vittorio Emanuele II, ma senza ritirare la Costituzione concessa l'anno precedente. Andò in esilio volontario a Oporto, in Portogallo, dove morì in quello stesso anno senza poter misurare quanto il grande apparato repressivo austriaco, che lo aveva schiacciato, uscisse a sua volta compromesso dalla prova del 1848-49 e quanto la realizzazione del suo sogno di un'Italia unita e libera, per il quale si era battuto, fosse in realtà a portata di mano". (Articolo di Guido Pescosolido tratto dal web http://www.treccani.it/enciclopedia/)


(*) L'Ordine Supremo della Santissima Annunziata è la massima onorificenza di Casa Savoia. Precedentemente è stata la massima onorificenza dei Conti e dei Duchi di Savoia, del Regno di Sardegna e del Regno d'Italia. Trattandosi di un ordine di origine familiare antecedente l'unità nazionale, esso continua ad essere conferito in maniera privata da parte di Casa Savoia. Nel XVI secolo era uno dei quattro Ordini illustri "di collana" esistenti insieme a quelli della Giarrettiera, del Toson d'Oro e di San Michele.


Lo Statuto Albertino


martedì 12 dicembre 2017

Repubblica Subalpina (1802) - 5 Franchi


Il termine di repubblica subalpina viene usato nelle opere storiografiche per indicare il periodo della storia del Piemonte d'inizio Ottocento immediatamente precedente all'annessione alla Francia ad opera di Napoleone.
Approfittando dell'assenza di Napoleone impegnato in Egitto, nel 1799 l'esercito imperiale austriaco era passato all'offensiva in Italia, vanificando in pratica tutte le conquiste francesi degli anni precedenti. Tornato in patria ed ottenuto il consolato, e viste le inadeguatezze dei suoi sostituti, il generale corso decise di riprendere personalmente in mano la situazione nel teatro bellico che ne aveva lanciato la fama. Già nel giugno del 1800 Napoleone aveva scompaginato le armate tedesche, ripristinando in buona parte il precedente assetto territoriale basato sulle repubbliche sorelle. Il 16 giugno 1800 venne ripristinato il Governo Provvisorio Piemontese, stavolta in una versione ancor più sottoposta alla Francia, di cui costituiva un territorio sotto occupazione militare e privo di soggettività di diritto internazionale. 

Già nel marzo del 1801 l'esercito piemontese venne incorporato in quello francese e qualche mese dopo anche la gestione amministrativa di tutta la regione passò in mani francesi. L'italiano fu sostituito dal francese negli atti ufficiali, e il franco venne introdotto come valuta ufficiale.
Il 26 aprile 1801 il vecchio governo venne sostituito da un'Amministrazione Generale del Piemonte con l'esplicita missione di completare la francesizzazione della regione. Venne introdotta la legge comunale transalpina che prevedeva sindaci nominati da Napoleone nelle città e dai prefetti nei piccoli paesi, furono definitivamente istituiti i nuovi enti provinciali aggiungendovi il Dipartimento di Marengo, scindendo Alessandria da Asti, e il Dipartimento della Dora con Ivrea e Aosta, portando a sei il numero delle prefetture, mentre si iniziò la riforma transalpina della legislazione. Come ultimo atto, l'11 settembre del 1802, con un voto del Senato francese il Piemonte venne cancellato dalla carta politica d'Europa e annesso alla Francia. La Repubblica Subalpina viene ricordata soprattutto dai numismatici in quanto per essa la Francia coniò (per la prima volta in Italia) monete secondo il sistema metrico decimale, replicanti il franco francese: il marengo ed una moneta da 5 franchi.

Napoleone, che sconfigge gli Austriaci nella battaglia di Marengo come riportato nel quadro,
riconquista Milano, dove viene fondata la Repubblica Subalpina.


Nome della Moneta 5 Franchi – Repubblica Subalpina
Descrizione Moneta Dritto: GAULE / SUBALPINE. Due figure allegoriche che rappresentano la Francia e la Gallia Subalpina. La Francia (figura a destra) regge con la mano una picca con sopra il berretto frigio e con la sinistra un archipendolo (o livella triangolare) simboli della Rivoluzione Francese, ecc., in basso a sinistra il nome dell'incisore LAVY.
Rovescio: LIBERTE’, EGALITE’ e ERIDANIA separate da due rosette a sei petali. Nel campo 5 . – FRANCS su due righe e sotto la data AN 10 e cuore tra due rami di alloro e palma salienti incrociati e legati alla base.
Incisore Amedeo Lavy
Valore Nominale 5 Franchi (prima moneta coniata in Italia secondo il sistema metrico decimale)
Data di emissione 1802
Contorno Foglie in rilievo
Metallo Argento 900/1000
Diametro 37 mm
Spessore 2,75 mm (circa)
Peso 25 gr.
Assi alla Francese
Zecca Torino
Tiratura 141.194
Rarità R (rara)
Simboli e Termini
PICCA: la picca è un'arma inastata costituita da una punta metallica di varie forme e fogge montata su un'asta di legno in uso alla fanteria;
BERRETTO FRIGIO: tale berretto (simile) era indossato dai galeotti di Marsiglia liberati nel 1792, nel corso della rivoluzione francese. Probabilmente grazie a questo fatto, oltre al suo storico significato di libertà, fu poi adottato come simbolo della rivoluzione stessa, simbolo immortalato sulla Marianne, emblema stesso della Francia, nel celebre quadro La Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix;
L'AN 10 sta ad indicare il decimo anno dall'abolizione della monarchia in Francia (1902) e proclamazione della prima Repubblica;
IL CUORE presente sul rovescio della moneta, rappresenta il simbolo del maestro di zecca Vittorio Modesto Paroletti di Torino.
ERIDANIA: deriva da Eridanus, antico nome del fiume Po, quindi l'Eridania è la terra bagnata dal Po, che in senso lato rappresenta il nord Italia.


Le Repubbliche sorelle